Recensione “La confraternita della rosa nera” di Riccardo De Palo

La confraternita della rosa nera

– Riccardo De Palo –

 

Un giallo ricco di suspense e atmosfera ambientato tra le montagne del Trentino – Alto Adige.
Un nuovo investigatore sulla scena del crime italiano

 

Formato: Copertina flessibile

Genere:Giallo
Pagine: 153
Editore: Marsilio


Giudizio Sintetico


Chi ha ucciso la giovane bibliotecaria Anne Rose Werfel, trovata senza vita in mezzo a un roseto d’alta quota, in un idilliaco borgo delle Dolomiti? Cosa si cela dietro la misteriosa confraternita che organizza giochi di ruolo all’ultimo sangue? A indagare sul caso viene chiamato l’ispettore capo Lukas Moroder, raro esempio di montanaro che soffre di vertigini e alterna ciniche battute in ladino alla musica dance del suo omonimo compaesano. Insieme a lui indagano la poliziotta scelta Helga Schneider, meticolosa e avvenente ricercatrice di piste da seguire, l’impagabile napoletano Ciro Esposito, e il più concreto di tutti, il romano Massimo Proietti. Forte delle sue intuizioni anche quando tutto lascia presagire il contrario, costretto ad agire nell’ombra per sventare le trame di potenti corrotti, Moroder trascinerà i suoi collaboratori in rapide (e ripide) incursioni tra le montagne della Val Gardena e a Innsbruck, costringendoli a missioni in incognito in Baviera, tra i misteri di Vienna, tra le vette della Foresta Nera. L’ispettore capo è pronto a tutto pur di svelare le trame di un complotto vasto e ramificato, che punta al dominio del mondo intero.

Un triangolo, non solo geografico, ma anche esoterico unisce le Dolomiti con Austria e Germania; una vicenda articolata che porta i protagonisti a viaggiare, a sospettare di tutti e che vede squarciata la tranquillità di un borgo meraviglioso circondato dalla natura e dai suoi frutti.

Proprio la natura è protagonista silenziosa di un delitto macabro e inspiegabile, la bibliotecaria Anne Rose Werfel viene trovata senza vita nel roseto della signora Zender.

Quale mistero ruota attorno all’enigmatico movente di questa morte? Perché le rose sembrano essere, in modo innaturale e improbabile, una costante che i protagonisti incontrano nel percorso delle indagini?

“La confraternita della rosa nera” è un romanzo molto interessante, con una trama veloce, narrativamente perfetta, anche se non particolarmente complessa.

Oltre ad aver apprezzato i risvolti capaci di unire presente e passato nella soluzione del caso, risvolti che si uniscono a curiosità davvero singolari, ho apprezzato due caratteristiche in particolare dell’intera trama: i personaggi e l’ambientazione.

Non nascondo che, per me, Dolomiti e Alto Adige rappresentano uno dei ricordi più belli legati ad un luogo, un viaggio che mai dimenticherò e che ha rappresentato un punto alto di serenità.

Un viaggio in Val Gardena che mi ha permesso quindi di riconoscere, o per lo meno immaginare con grande chiarezza, luoghi e paesaggi descritti.

Il secondo fattore che ho molto apprezzato è stata l’idea e la caratterizzazione dei personaggi; l’unione di un ispettore capo quasi prigioniero di un limbo anni 70 e i suoi colleghi, macedonia di lingue e dialetti dall’Alto Adige, passando per Roma e giungere, infine, a Napoli.

Un complotto che riesce a toccare argomenti di attualità, intrattenere con una storia intrigante ed enigmatica e affascinare con paesaggi descritti e protagonisti originali e ironici.

Un romanzo che si legge in poco tempo, semplice, a cui forse manca un’indagine serrata e prove da unire per creare un’indagine classica , ma che ho comunque apprezzato per costruzione, significato, modernità ed intreccio narrativo.


Riccardo De Palo

classe 1964, è romano d’adozione e apolide per vocazione; si occupa di cultura per le pagine del Messaggero. Dopo un romanzo sul grande Velázquez, ha subito il fascino dei noir, dei thriller all’ultimo respiro: questo è il suo primo giallo.


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