
Quello che le madri non dicono é un libro che nasce dal bisogno di raccontare la maternità per ciò che è davvero, un’esperienza totalizzante, faticosa, piena di contraddizioni, ma anche ricca di scoperta, forza e amore.
Lara Tomasetta sceglie di partire da sé, da una vicenda personale che diventa punto di partenza per una riflessione collettiva: dopo anni di convivenza con l’endometriosi e la convinzione di non poter avere figli, l’autrice scopre di essere incinta alla vigilia di Natale. Da lì comincia un viaggio fatto di attese, paure, trasformazioni fisiche ed emotive, raccontato con uno sguardo onesto, spesso ironico e mai vittimistico.
Sin dalle prime pagine, Tomasetta chiarisce la cornice del suo discorso: oggi la maternità è anche una questione politica; in un paese in cui il tasso di natalità è in costante calo e le politiche familiari restano inadeguate, il tema non può più essere confinato alla sfera privata. Parlare di maternità significa parlare di diritti, di lavoro, di welfare e di rappresentazione sociale.
Il libro alterna momenti di racconto autobiografico a riflessioni più ampie, creando una narrazione che è insieme personale e universale. Nei capitoli dedicati ai nove mesi di gravidanza infatti, Tomasetta affronta le difficoltà del sistema sanitario, i pregiudizi e le aspettative, ma anche il ruolo invadente dei social, che trasformano la gravidanza in un fenomeno da mostrare e da misurare a colpi di perfezione. Poi arriva il dopo: il parto, le notti insonni, la solitudine, il corpo che cambia e che bisogna imparare di nuovo ad abitare.
Tra i passaggi più significativi c’è il capitolo dedicato alla depressione post partum, un tema ancora troppo poco discusso, che l’autrice tratta con delicatezza ma anche con il coraggio di nominarlo per quello che è. Accanto alla dimensione intima, emerge poi con forza quella collettiva: genitori sempre più soli, spesso privi di reti di supporto, costretti a barcamenarsi in un sistema che chiede tanto ma restituisce sempre troppo poco.
Nel quinto capitolo il discorso si sposta sulla vita sociale e lavorativa: l’autrice parla delle madri come “funambole”, costrette a tenere in equilibrio carriera, figli, relazioni e sé stesse, spesso in una società che continua a misurare il valore delle donne sulla base di quanto riescono a “fare tutto”. Si parla di congedi insufficienti, di carichi mentali, di discriminazioni sottili ma radicate.
Il libro conclude con una riflessione che lascia il segno: non esiste una maternità perfetta, così come non esistono madri perfette, esistono donne che ogni giorno cercano un equilibrio possibile tra desideri, limiti e responsabilità. Tomasetta invita a lasciar andare l’idea di una “ricetta giusta” e a riconoscere il valore dell’imperfezione, che non è una debolezza, ma il luogo più autentico in cui si cresce, sia come genitori che come persone.
Quello che le madri non dicono è un libro che colpisce per sincerità e misura. Lara Tomasetta scrive con una voce limpida, diretta, mai autocompiaciuta riuscendo a raccontare la maternità senza edulcorarla, ma neanche trasformandola in una battaglia ideologica: ciò che emerge è un equilibrio raro tra empatia e lucidità.
La sua forza sta proprio nella capacità di tenere insieme l’esperienza individuale e quella collettiva. Mentre racconta di sé infatti, l’autrice racconta di tutte: delle donne che si scoprono madri senza sentirsi pronte, di chi affronta il post parto in silenzio, di chi si misura con la solitudine o con un corpo che non riconosce più. Ma racconta anche di un Paese che spesso ignora queste voci, che celebra la maternità a parole ma non la sostiene nei fatti.
Il tono è intimo ma mai autoreferenziale: la narrazione si apre costantemente agli altri, alla società, ai padri, ai figli, ai lettori. Si percepisce un desiderio autentico di condivisione, di rompere il silenzio su temi che restano troppo spesso confinati al privato.
Ho apprezzato in particolare la scelta di non proporre soluzioni o modelli, ma di lasciare spazio al dubbio, alla fragilità, all’incompiutezza. È un libro quindi, che invita alla comprensione, non al giudizio, e che, pur parlando di maternità, riesce a toccare corde universali: quelle del cambiamento, della perdita di controllo, del ritrovarsi diversi da come ci si immaginava.
È una lettura che consiglio non solo alle madri o alle donne, ma anche ai padri, ai compagni, e in generale a chiunque voglia capire cosa significa davvero “diventare genitori” oggi, in una società che corre veloce ma offre sempre meno spazio al “prendersi cura”, di sé e degli altri.
Quello che le madri non dicono è un piccolo libro rappresenta una voce sincera e necessaria, capace di restituire umanità, complessità e verità a un tema che troppo spesso viene raccontato solo nella sua parte luminosa.
Lara Tomasetta
Giornalista professionista e mamma della dolce Nives Amal, si occupa principalmente di diritti sociali e civili. Ha seguito il caso Regeni, partecipando anche al documentario di Al Araby tv Buried Facts, con il quale è arrivata finalista ai Dig Awards 2021. Ha lavorato come content creator con Amnesty International Italia e collabora da otto anni come redattrice a The Post Internazionale. Ha scritto anche per Domani e Huffington Post. Da sempre si batte per i diritti delle donne, per le pari opportunità, per un aborto sicuro e accessibile, per un equo compenso delle lavoratrici e in generale per il diritto alla salute.
Titolo: Quello che le madri non dicono
Autore: Lara Tomasetta
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 144
Editore: People