
Treno Infernale per l’Angelo Rosso è l’esordio di Frank Thilliez e segna la prima apparizione del commissario Franck Sharko. In Italia arriva per mano di Fazi, che ha scelto di pubblicarlo dopo 1991, romanzo uscito successivamente ma considerato a tutti gli effetti la prima vera indagine “canonica” di Sharko, dettaglio non secondario, soprattutto per chi, come me, ha amato 1991 e vi ha ritrovato tutti gli elementi vincenti di Thilliez che sono, in sostanza, solidità investigativa, tensione costante, rispetto rigoroso dei canoni del thriller poliziesco.
Qui, invece, siamo davanti a un esordio vero e proprio, un romanzo di cui si è parlato molto, ma raramente in modo davvero approfondito, e forse è proprio questo il punto, perché Treno Infernale per l’Angelo Rosso è un libro che ha diverse cose che funzionano, ma quasi mai fino in fondo ed è giusto analizzarle.
La trama prende avvio dal ritrovamento di alcune donne brutalmente assassinate, corpi mutilati, sistemati in pose innaturali, legati con corde e ganci, in una messinscena che punta chiaramente a trasmettere un messaggio. Franck Sharko viene coinvolto in un’indagine che lo tocca anche sul piano personale, perché sullo sfondo c’è la scomparsa della moglie, una ferita aperta che contribuisce a delinearne il profilo psicologico e a legarsi ben presto con l’indagine in corso. Conosciamo Sharko nel pieno dell’azione, mentre cerca di tenere insieme il lavoro e il dolore privato, in un caso complesso che affonda le radici nel lato più oscuro dell’animo umano.
Ed è proprio sull’oscurità che Thilliez spinge fortissimo. Forse troppo. Gli elementi scabrosi sono numerosi e scelti con evidente furbizia narrativa: animali, donne, violenza sessuale, sadomaso, tutti temi che colpiscono emotivamente il lettore e che, sulla carta, dovrebbero aumentare il coinvolgimento; il problema è che l’accumulo finisce per risultare insistito, quasi compiaciuto, e alla lunga più fastidioso che disturbante in senso narrativo poiché la crudezza, anziché servire la storia, sembra a tratti volerla sovrastare.
Il vero nodo, però, è la narrazione. Per almeno tre quarti del romanzo il ritmo è lento, spesso prolisso, manca del tutto quella tensione incalzante che ci si aspetta da un thriller poiché ci sono lunghi tratti statici, dialoghi appesantiti da vere e proprie “lezioncine” teoriche che suonano poco credibili e spezzano la naturalezza delle interazioni. Anche le descrizioni soffrono di un eccesso di poetica forzata, con paragrafi che sembrano voler essere lirici a tutti i costi, ma che poco si adattano al genere. Un thriller può permettersi momenti di respiro, ma qui la sensazione è quella di dispersione.
Poi, improvvisamente, nelle ultime cento pagine, tutto cambia, il ritmo accelera in modo brusco, quasi violento, come un video che passa da una velocità rallentata al 2x senza preavviso. Il risultato è uno squilibrio evidente poiché l’accelerazione è tale da diventare confusionaria, soprattutto perché arriva dopo una lunga fase di lentezza a cui il lettore si è ormai abituato e invece di esaltare il finale, questo cambio di passo finisce per destabilizzarlo.
A peggiorare le cose, c’è il fatto che la soluzione dell’enigma viene praticamente messa davanti agli occhi del lettore a pagina 96 e da quel momento in poi, il mistero perde gran parte della sua forza. Quando arriva la spiegazione finale poi, questa risulta a tratti poco chiara, nonostante la corsa narrativa, e non riesce a restituire una vera sensazione di chiusura soddisfacente.
C’è anche un elemento di irrazionalità, legato alla chiaroveggenza, che entra in gioco nella trama. È vero, ha una sua funzione nello sviluppo complessivo e nel percorso narrativo, ma resta un aspetto che personalmente ho trovato eccessivo e poco convincente, soprattutto in un contesto che ambisce a muoversi nel solco del thriller investigativo.
Detto questo, Treno Infernale per l’Angelo Rosso resta un esordio che si nota e si è notato. Le potenzialità di Thilliez sono evidenti, ed è chiaro come questo romanzo abbia rappresentato un primo passo fondamentale verso una scrittura più matura e consapevole, quella che esploderà nei lavori successivi.
È un romanzo godibile, ma poco coinvolgente: troppi elementi inseriti per scuotere il lettore finiscono per sovrapporsi, dando vita a un insieme confuso che, pur mantenendo una sua tenuta, non riesce mai a essere davvero incisivo.
Franck Thilliez è un ingegnere e scrittore francese. Informatico, è appassionato di tecnologie telematiche. Nel 2004 pubblica il suo primo libro Train d’enfer pour Ange rouge. Ha vinto i premi Prix des lecteurs Quais du polar 2006 e Prix sncf du Polar franc¸ais 2007 con il libro La Chambre des morts. Tra le sue pubblicazioni in Italia si ricordano: Foresta nera (Nord, 2008), La stanza dei morti (TEA, 2009), Il manoscritto (Fazi, 2019), C’era due volte (Fazi, 2021), Puzzle (Fazi, 2022), Labirinti (Fazi, 2023), Vertigine (Fazi, 2023), Norferville (2024), 1991 (2025) romanzo che inaugura la serie di Franck Sharko.
Titolo: Treno infernale per l’angelo rosso
Autore: Frank Thilliez
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 386
Editore: Fazi Editore
