
Si può, leggendo romanzi giusti al momento giusto, trovare se stessi tra le righe e, I conigli di Fibonacci, è un romanzo intimo, intelligente e sorprendentemente doloroso, che racconta, con estrema lucidità quei meccanismi invisibili che governano molte vite. E’ quindi facile riconoscersi in alcune pieghe di quello che avviene tra queste pagine come ciò che ereditiamo dall’infanzia, i legami che ripetiamo senza volerlo, le persone che continuiamo a scegliere anche quando sappiamo che ci feriscono.
Il titolo non è solo curiosa ma rappresenta la chiave di lettura dell’intera opera poiché, la celebre sequenza matematica di Fibonacci in cui ogni numero nasce dalla somma dei due precedenti, diventa metafora dell’esistenza in quanto niente nasce davvero dal nulla e dove ogni scelta, ogni relazione, ogni paura è figlia di ciò che è venuto prima e, proprio come nella sequenza, modificare un punto significa alterare tutto ciò che segue.
Il romanzo racconta la storia di Giuliana, protagonista complessa e profondamente umana, seguita dall’infanzia a Bergamo fino alla vita adulta a Milano. Cresciuta in una casa dominata dall’instabilità emotiva del padre, Giuliana sviluppa fin da bambina una sensibilità estrema verso i segnali, i silenzi, i cambi d’umore imparando a leggere l’aria prima ancora delle parole. Quindi conta oggetti, numeri, dettagli, perché i numeri non mentono, mentre le persone sì. Da adulta, questa grammatica del controllo la conduce inevitabilmente verso relazioni sbilanciate, soprattutto quella con Marco, uomo affascinante, imprevedibile, magnetico e assente, un uomo che appare e scompare, che sa dare moltissimo e togliere tutto un attimo dopo.
Il romanzo di Andrea Conte non racconta semplicemente una storia d’amore tossica, ma spiega perché certe persone restano intrappolate in dinamiche che dall’esterno sembrano incomprensibili e lo fanno non per debolezza, non per ingenuità, ma perché certi modelli affettivi si imparano presto e si riconoscono come familiari, anche quando fanno male.
Uno degli aspetti migliori del libro è senza dubbio lo stile dove ogni frase viene dall’autore calibrata, risultando essenziale, pulita, ma capace di colpire in profondità, e anche il dolore viene raccontato con sobrietà, arrivando al lettore in modo energico.
Ho apprezzato molto i riferimenti all’arte, alla matematica, alla psicologia relazionale, e al fatto che ognuno di questi elementi resta perfettamente integrato nel tessuto narrativo.
In più, nulla appare inserito per mostrare cultura in quanto ogni elemento serve a comprendere meglio la protagonista e il suo mondo interiore, infatti particolarmente riuscita è la costruzione del pensiero di Giuliana che permette al lettore di entrare nella sua mente e comprendere la logica sottile con cui interpreta ciò che accade come il bisogno di prevedere, la tendenza a giustificare, il continuo confondere intensità e amore, assenza e desiderio.
Il cuore simbolico del libro poi è semplice e devastante perché Marco è anche la continuazione di qualcosa che esisteva già, quindi l’uomo imprevedibile, intermittente, capace di alternare presenza e distanza, che ricorda il padre di Giuliana, la casa in cui si viveva attendendo il rumore della chiave nella serratura, cercando di capire se quella sera ci fosse pace o tempesta.
Ho anche avvertito un legame tra la storia e lecittà, come simboli presenti nella trama: Bergamo è l’origine, il luogo della tensione trattenuta e della formazione silenziosa del trauma, Milano è la libertà cercata, il movimento, la possibilità di reinventarsi, ma anche il vuoto che resta quando ci si allontana senza guarire davvero e Vienna, con l’incontro con Schiele, rappresenta invece uno spartiacque estetico e morale, il momento in cui Giuliana comprende che mostrarsi fragili può essere una forma di verità.
I conigli di Fibonacci potrebbe sembrare un romanzo sentimentale o introspettivo ma in realtà è un libro sulle eredità invisibili, sulle dipendenze emotive, sulle strutture mentali che ci guidano senza che ce ne accorgiamo parlando soprattutto a chi ha amato persone sbagliate sapendo che erano sbagliate ma anche a chi è cresciuto in famiglie difficili e ha scoperto troppo tardi quanto quell’infanzia continui a parlare nelle scelte adulte.
I conigli di Fibonacci è un romanzo notevole, maturo, scritto con sensibilità rara che riesce nell’impresa non comune di unire pensiero e sentimento, simbolo e concretezza, eleganza stilistica e verità psicologica, consigliato a chi ama la narrativa contemporanea capace di scavare nelle relazioni umane con profondità autentica.
Titolo: I conigli di Fibonacci: una storia che cresce prima che tu riesca a contarla
Autore: Andrea Conte
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 74
Editore: Self
