Recensione Omicidio sul Danubio. Il terzo caso di Ernestine e Anton di Beate Maly

Omicidio sul Danubio

– Beate Maly –

Formato: Copertina flessibile

Pagine: 250

Editore: Emons Edizioni

Memore delle precedenti disavventure, l’ex farmacista Anton Böck non vuole saperne di partire per una crociera sul Danubio con Ernestine Kisch, l’amica adorata che ha appena ricevuto in omaggio due biglietti. Tuttavia, la prospettiva dei sontuosi pasti, e ancor più l’occasione di vedere a bordo uno dei migliori film dell’anno, Il gabinetto del dottor Caligari, finiscono per vincere ogni sua resistenza.

L’Impero austro-ungarico è da poco tramontato, e l’elegante piroscafo ospita a bordo nostalgici del vecchio ordine e nuovi imprenditori, psichiatri e sensitive. Il primo giorno di navigazione trascorre tra chiacchiere, pettegolezzi e qualche spiacevole imprevisto, come i freni manomessi di una sedia a rotelle e un lampadario che improvvisamente si sgancia dal soffitto. La mattina seguente, quando l’anziano conte von Jesenky non si sveglia, la sua morte è attribuita alla tanto decantata, ma in realtà avariata, zuppa di pesce ungherese della sera prima.

Se il cuoco rischia il licenziamento, sono in molti a beneficiare di questa morte. Pur contrariato per le troppe attenzioni che il capitano riserva a Ernestine, Anton non sa negarle il suo aiuto e insieme cominciano a scandagliare il passato dei compagni di viaggio.

Ora ho proprio voglia di una crociera sul Danubio. Certo, magari senza omicidi, avvelenamenti e sedute spiritiche però, tra queste pagine, si respira tutta la bellezza dello scenario che fa da sfondo alla terza avventura di Ernestine e Anton.

“Omicidio sul Danubio” è un ricco giallo ambientato su un’affascinante crociera sul fiume omonimo dove un variegato ventaglio di personaggi condivide il viaggio e un imprevisto: la morte del conte Von Jesenky. Tanti moventi, una dinamica difficile da ricostruire e diversi imprevisti rendono frizzante un viaggio dove, alle indagini, si alternano simpatici siparietti con i due protagonisti che, ormai l’abbiamo capito, si fanno il filo ma non hanno il coraggio di concretizzare questo forte sentimento.

Il tema al centro di questa terza avventura della serie di Beate Maly ha al centro le malattie mentali e i disturbi psichiatrici che vengono resi ancor importanti dall’epoca in cui la storia è ambientata: il periodo post bellico della Grande Guerra.

Qualcuno potrebbe obiettare che è un giallo con un finale molto triste ma, per quanto mi riguarda, dà ancora più significato all’ingiustizia di un’epoca dove il denaro poteva tutto e il lato umano delle persone era inversamente proporzionale alla ricchezza accumulata.

Grande plauso allo studio dell’autrice sul panorama storico a sfondo della vicenda, al significato che emerge dalla vicenda e alla creazione di due personaggi che personalmente adoro. Un cozy crime austriaco in un’epoca che emerge sia dalle pagine che dalla copertina e un’indagine tutt’altro che scontata sono gli ingredienti di questo giallo, a mio avviso molto piacevole e valido per i numerosi intrecci che si dipanano nella trama!

Beate Maly, viennese, ha studiato pedagogia e ha lavorato nell’ambito dell’educazione primaria. Ha pubblicato narrativa per bambini e saggi fino al 2008, anno nel quale è uscito il suo primo romanzo storico, Die Hebamme von Wien. Nel 2016 ha pubblicato il primo dei suoi gialli storici, Omicidio al Grand Hotel, inaugurando la serie ambientata negli anni Venti in Austria, in corso di traduzione presso Emons. Nel 2019 il suo romanzo Mord auf der Donau (Omicidio sul Danubio) è stata insignita del premio Leo-Perutz. Vive a Vienna. 

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