
Le ore eterne dell’Attesa di Leonardo Manetti è un libro di poesie che non si legge di corsa ma chiede tempo, esattamente come suggerisce il titolo. E questo non perché sia complesso immergersi nella sua lettura, ma perché ogni poesia sembra pretendere una sosta, uno spazio di silenzio dopo l’ultimo verso, come se avesse bisogno di sedimentare.
Le poesie ruotano attorno all’amore e all’attesa, ma soprattutto a ciò che accade dentro mentre si aspetta. L’amore non è raccontato come un’emozione improvvisa, bensì come un percorso, come qualcosa che accompagna, cambia, mette in discussione e porta a guardarsi, e a guardare gli altri, in modo diverso.
L’attesa, quindi, non è solo quella dell’amore o di qualcuno che deve arrivare ma è uno stato dell’anima. Un tempo sospeso in cui ci si scopre incompleti, vulnerabili, a volte persino stanchi di aspettare, ma incapaci di smettere e Leonardo Manetti racconta questo spazio intermedio con una scrittura semplice, quasi disarmata, che non cerca effetti ma verità emotiva.
Ci sono poesie che parlano di amore in modo diretto, altre che lo sfiorano appena, come se fosse sempre sul punto di manifestarsi ma non del tutto, ed è proprio in questa tensione che il libro trova la sua forza perché l’amore non viene idealizzato, ma vissuto come qualcosa che cambia chi aspetta, che lo rende più consapevole del tempo che scorre e di ciò che manca.
Ho apprezzato molto il rapporto con il tempo, infatti gli orologi in copertina non sono un dettaglio casuale poiché ogni poesia sembra segnare un’ora diversa, un momento interiore diverso, e alla fine ci si accorge che l’attesa non è vuota come sembra ma è un tempo che lavora dentro, anche quando sembra immobile.
Non è una raccolta che punta a stupire, ma a restare, è il tipo di libro che ti torna in mente giorni dopo, magari in un momento di attesa reale, quando capisci che certe parole ti hanno accompagnato più di quanto pensassi, ed è una lettura consigliata, a mio avviso, a chi ama la poesia intima, essenziale, e a chi non ha paura di fermarsi, anche solo per qualche pagina, dentro il proprio tempo e i propri pensieri.
Leonardo Manetti è un poeta e imprenditore agricolo italiano, nato il 12 giugno 1981 a Firenze. Cresciuto nel contesto rurale toscano, ha sviluppato fin da giovane un profondo legame con la terra, elemento che diventerà centrale sia nella sua vita professionale sia nella sua produzione poetica.
Si è laureato in viticoltura ed enologia e nel 2009 ha fondato una propria azienda agricola a Greve in Chianti, dove si dedica alla produzione di vino e olio, portando avanti una tradizione familiare radicata nel territorio. Il lavoro nei campi e il contatto quotidiano con la natura influenzano in modo diretto la sua visione del mondo e la sua scrittura.
Parallelamente all’attività agricola, Manetti coltiva la passione per la poesia. Inizia a scrivere come autodidatta e nel 2013 pubblica la sua prima raccolta, sChianti. Nello stesso periodo dà vita al progetto “Chianti Poesia”, volto a unire poesia, territorio e cultura.
Negli anni successivi pubblica diverse sillogi poetiche, tra cui Gli occhi interiori (2014), Poesie in cucina (2017) e altre raccolte edite tra il 2017 e il 2022, fino al volume Poesia (2022). La sua scrittura è caratterizzata da un linguaggio semplice ma intenso, fortemente legato alla natura, alla quotidianità e all’esperienza interiore.
Definito spesso un “poeta-contadino”, Leonardo Manetti unisce nei suoi versi il lavoro agricolo, il paesaggio toscano e la riflessione sull’esistenza. Nel 2025 pubblica la raccolta Le ore eterne dell’Attesa, in cui affronta temi come il tempo, l’amore, la solitudine e l’attesa, fondendo esperienza personale e dimensione simbolica.
Oltre alla scrittura, partecipa attivamente alla vita culturale del suo territorio, promuovendo iniziative artistiche e poetiche e collaborando con realtà locali.
Titolo: Le ore eterne dell’Attesa
Autore: Leonardo Manetti
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 96
Editore: Self
