
Se vi piacciono le storie che richiedono totale immersione, La città dalle finestre chiuse di Sara Notaristefano è un romanzo esattamente così, raccontando qualcosa che, nonostante si frutto della fantasia, ha qualcosa di profondamente reale, autentico e travolgente.
Al centro della storia c’è Gabriella, ragazzina di tredici anni, brillante, sensibile, diversa, una di quelle persone che sembrano assorbire ciò che la circonda più di quanto facciano tutti gli altri suoi coetanei. Una mattina, senza preavviso, si getta dal nono piano di un palazzo di fronte alla scuola e da questo tragico avvenimento parte tutto, ma non tanto la storia del “prima”, ma quella del “dopo” con lo shock, le domande e il vuoto che resta segnato dall’impotenza e dal rimorso.
Siamo a Taranto, una città sospesa tra bellezza e devastazione, che diventa parte integrante della storia insieme ai genitori, agli insegnanti, ai compagni e dove ognuno prova a dare un senso a quel gesto, interrogandosi su ciò che non ha visto, su quello che non ha capito, su quanto, forse consapevolmente i meno, si é scelto di ignorare.
È un romanzo che scava nell’adolescenza, ma anche e soprattutto nel silenzio degli adulti senza cercare scorciatoie, assoluzioni o compassione, ed è uno di quei libri che ovviamente chiedono presenza e molta disponibilità emotiva.
La cosa che mi ha maggiormente colpita è il modo in cui la storia non dà una risposta assoluta attraverso una spiegazione comoda “da segna pagina”, non c’è un colpevole chiaro ma c’è piuttosto una sensazione di mancanza, di distanza, di qualcosa che si è spezzato molto prima del gesto finale, ed è proprio questo il punto più forte del romanzo perché ti costringe a convivere con il disagio.
La scrittura di Sara Notaristefano è pulita, diretta, ma allo stesso tempo carica di tensione emotiva senza effetti facili, indulgendo nel dramma ma alternando le parole con passaggi che sembrano trattenuti, parte di una storia che richiede immersione totale in un mondo ovattato di fatti, pensieri ed emozioni.
Il tutto in una città che osserva, ma non interviene, che vede, ma resta chiusa, proprio come le finestre del titolo lasciando al lettore non tanto la storia in sé, quanto le domande: Quanto siamo davvero capaci di ascoltare? Quanto spazio lasciamo agli altri, soprattutto ai più giovani, per essere visti davvero?
Sono sensazioni che restano, interrogativi che rimangono addosso, con cui forse nel tempo riusciremo a convivere e, il plus di questo libro, è proprio il fatto che stimoli la creazione e l’emersione di questi interrogativi.
Sara Notaristefano. (Taranto, 1980) ha vissuto a lungo a Merano (BZ), per poi tornare nella sua città natale, dove insegna Lettere nelle scuole superiori. Ha collaborato con UPAD Merano e ha pubblicato diverse recensioni sul blog del semestrale di critica letteraria Incroci. Ha studiato canto moderno presso la Scuola Vivaldi di Merano e nel 2012 ha curato l’antologia di testi di canzoni d’autore Note di poesia. Canzoni d’autore in lingua italiana, inglese e francese. Dopo alcune pubblicazioni in opere collettanee, nel 2020 il racconto Breve storia di ordinari alibi familiari è stato selezionato tra i vincitori del Premio Velletri Libris; la giuria, presieduta da Nadia Terranova, gli ha assegnato anche la Menzione speciale. Ha pubblicato i romanzi La composizione del grigio (2021) e I nomi di Melba (2022), con il quale ha vinto il Premio Siderno e il Premio Fortuna Città di Bari.
Titolo: La città dalle finestre chiuse
Autore: Sara Notaristefano
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 360
Editore: Les Flàneurs
