
La forma dell’esilio di Luigi Giudice, libro di poesie, sceglie di restare vicino a qualcosa di profondamente umano, attraverso un senso costante di distanza, appartenenza e ricerca interiore.
Pubblicato da Antipodes Editrice, il libro ruota attorno all’idea di esilio ma mon in termini solamente geografici quanti atttaverso lontananza, memoria, rapporto con le proprie origini e ridefinizione della propria identità che diventano, mano a mano, i veri nuclei della raccolta.
La stessa presentazione editoriale parla di “ridefinizione del senso delle origini” e del legame con la propria terra mantenuto nella distanza.
Luigi Giudice lavora affidandosi a immagini quotidiane, luoghi, ricordi e piccoli dettagli capaci di evocare uno spaesamento silenzioso donandoci una poesia che costruisce lentamente un’atmosfera malinconica e riflessiva.
Anche il titolo è particolarmente riuscito. “La forma” suggerisce qualcosa che tenta di dare ordine a una frattura, mentre “l’esilio” richiama una condizione che nella letteratura italiana ha una tradizione enorme, da Ugo Foscolo fino alla poesia novecentesca legata al tema dello sradicamento. Non a caso, leggendo Luigi Giudice, torna spesso l’idea dell’esilio come condizione esistenziale prima ancora che fisica quindi sentirsi lontani da un luogo, da una stagione della vita o persino da una versione passata di sé.
La raccolta ha quindi anche un forte legame con i luoghi che vediamo già dalla copertina stessa con quella strada vuota, quasi sospesa nel tempo che anticipa perfettamente il contenuto del libro con paesi, case, memorie e paesaggi che diventano mano a mano spazi interiori, una sorta di contenitori emotivi.
In molte raccolte contemporanee capita di trovare testi molto discontinui tra loro, qui invece c’è una linea precisa, un’identità riconoscibile che accompagna tutta la lettura e che fa apprezzare la coerenza della voce poetica.
La brevità del libro, appena 58 pagine, diventa quasi un punto di forza in quanto non c’è dispersione, e ogni poesia contribuisce alla costruzione di un unico percorso emotivo.
La forma dell’esilio è quindi una raccolta intima, meditativa e profondamente legata al tema delle radici, una poesia che parla di appartenenza, memoria e lontananza con un linguaggio accessibile, da leggere lentamente, lasciando sedimentare tutte quelle immagini e sensazioni che emergono dalla lettura.
Luigi Giudice è nato a San Giovanni Rotondo (FG) nel 1985, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università del Salento, ha insegnato Storia e Letteratura Italiana nella scuola secondaria di secondo grado e attualmente è docente di Sostegno nella scuola secondaria di primo grado in provincia di Modena.
Ha pubblicato una prima raccolta di poesie “Fra le tue preghiere” nel 2011 con la Casa Editrice Ed Insieme e nel 2020 la seconda silloge poetica intitolata “Il cammino delle trentuno pietre” con la Casa Editrice Antipodes.
Titolo: La forma dell’esilio
Autore: Luigi Giudice
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 56
Editore: Antipodes
