
Amo particolarmente leggere romanzi capaci di lasciarmi un arricchimento storico e culturale che mi permetta di ampliare la conoscenza del nostro passato e, Il posto dove dovrei morire di Marco Perez, ha aggiunto un tassello importante a questo puzzle personale e culturale.
Pubblicato da Transeuropa Edizioni, questo romanzo affronta uno dei capitoli meno conosciuti o approfonditi della storia italiana ovvero il colonialismo in Libia e le sue conseguenze sulle generazioni successive. Quello che Marco Perez sceglie però per raccontare questa storia non è la forma del semplice romanzo storico ma la costruzione di una saga familiare febbrile, deformata dalla memoria, attraversata da voci inattendibili, ricordi ossessivi e immagini quasi allucinate.
Al centro della narrazione ci sono le famiglie Perez e Scarpelli, siciliani emigrati tra Egitto e Libia nel primo Novecento, trascinati dentro quel sogno coloniale italiano tra cantieri, deserti, illusioni di ricchezza e progressive disillusioni. La storia segue quindi diverse generazioni, dagli antenati che partono inseguendo promesse di fortuna, fino ai discendenti costretti a confrontarsi con il crollo di quel mondo e con un’identità spezzata tra Africa, Sicilia e Nord Italia.
La trama si sviluppa come un lungo racconto orale, pieno di deviazioni, aneddoti e ricostruzioni familiari che oscillano continuamente tra realtà storica e mitologia domestica attraversando altresì eventi cruciali del colonialismo italiano, dalle guerre in Libia al fascismo, dalla Seconda guerra mondiale fino alla fine definitiva della presenza italiana nel Nordafrica evitando però il tono didascalico poiché tutto viene filtrato attraverso la memoria deformata dei personaggi, che spesso raccontano il passato per giustificarsi, mitizzarlo o addirittura falsificarlo.
Ed è proprio questo il grande punto di forza del libro perché Marco Perez scrive un romanzo sulla memoria stessa, su come le famiglie costruiscano leggende per sopravvivere ai propri fallimenti e, i suoi personaggi, parlano incessantemente, ricordano male, esagerano, inventano, si contraddicono, eppure, dentro questo caos narrativo emerge una verità più profonda che è quella di un’Italia povera, provinciale e feroce, capace di sentirsi contemporaneamente vittima e colonizzatrice.
Lo stile di scrittura è barocco, pieno di dialetto siciliano, immagini grottesche e improvvise accelerazioni comiche dove, in certi momenti, sembra di leggere una saga familiare mediterranea filtrata attraverso il realismo sporco e il delirio postcoloniale ma il tono cambia continuamente passando dalla comicità tragicomica alla brutalità storica, dalla nostalgia alla satira feroce.
E’ sicuramente un libro che richiede attenzione, soprattutto nelle prime pagine, perché il flusso narrativo è volutamente caotico e stratificato, ma una volta entrati nel ritmo della voce narrante, il romanzo acquista una forza magnetica difficile da ignorare.
Particolarmente riuscita è la capacità di Marco Perez di raccontare il colonialismo italiano senza semplificazioni morali, infatti i personaggi non vengono assolti, ma nemmeno ridotti a caricature ideologiche, sono uomini e donne pieni di contraddizioni, spesso miserabili, a volte ridicoli, altre tragicamente umani, ed è proprio questa ambiguità che rende il libro così interessante.
Il posto dove dovrei morire è un romanzo sulla diaspora, sull’identità e sull’eredità tossica delle narrazioni nazionali, ma è anche un libro sulla famiglia, sulle ossessioni tramandate di generazione in generazione e sul bisogno disperato di trovare un luogo a cui appartenere, anche quando quel luogo forse non è mai esistito davvero, ed è un esordio ambizioso che riesce a riportare al centro della narrativa italiana un pezzo di storia troppo spesso ignorato o raccontato superficialmente.
Marco Perez è nato a Varese nel 1977. Storico di formazione, ha lavorato tra Italia e Spagna come ricercatore, giornalista e insegnante, collaborando con università e riviste specializzate. Attualmente vive a Madrid, dove insegna lingua e cultura italiana presso la Escuela Oficial de Idiomas di Segovia.
Il posto dove dovrei morire è il suo romanzo d’esordio: un’opera che intreccia memoria familiare, storia coloniale italiana e riflessione sull’identità, nata anche dal recupero di documenti, lettere e racconti tramandati all’interno della sua famiglia.
Titolo: Il posto dove dovrei morire
Autore: Marco Perez
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 219
Editore: Transeuropa
