
Leggere A sud del Vallo di Adriano è stato come attraversare una città, lentamente, osservando dettagli, respirando atmosfere, lasciandosi guidare dalle emozioni che suscitano.
La trama di questo romanzo segue Alma, una donna di quarantacinque anni che vive a Roma e conduce una vita apparentemente ordinaria fatta di lavoro, passeggiate tra le strade della città, musica, affetti familiari e piccoli rituali quotidiani. Dietro questa quotidianità però, si nasconde qualcosa di più profondo, un’eredità misteriosa legata a un antico fermaglio a forma di libellula, tramandato di generazione in generazione, e una sensazione costante che il passato abbia ancora qualcosa da dire.
Tra Roma, Londra e Casperia, il romanzo intreccia storia, memoria familiare, ricerca interiore e destino, accompagnando il lettore in una narrazione che si muove tra presente e passato senza mai perdere il suo cuore emotivo ed è difficile parlare della trama senza rischiare di togliere qualcosa al piacere della scoperta, perché gran parte del fascino del libro sta proprio nel modo in cui i tasselli si compongono poco alla volta. Posso però dire che è una storia che parla di connessioni, quelle tra persone, tra epoche, tra luoghi e persino tra scelte apparentemente casuali.
Una delle cose che più mi ha colpita è stata l’atmosfera con Roma che, in questo romanzo, è cuore pulsante con le passeggiate di Alma tra Trastevere, il Lungotevere, le basiliche, i vicoli e i piccoli dettagli quotidiani che restituiscono una città autentica, calda, piena di memoria. Si percepisce un amore profondo per i luoghi, per la storia e per le tradizioni, e questa attenzione rende la lettura estremamente immersiva. Infatti, ci sono momenti dove sembra quasi di sentire l’odore delle caldarroste, del sugo della domenica o dell’aria tiepida di Roma al tramonto.
Ho apprezzato molto anche il modo in cui vengono costruiti i personaggi. Alma è una protagonista riflessiva, sensibile e profondamente umana, una donna che si interroga sulla vita, sull’amore, sul senso di appartenenza, sul bisogno di sentirsi davvero in sintonia con qualcuno.
Mi è piaciuto il fatto che non venga idealizzata ma abbia malinconie, dubbi, nostalgie, ma anche una capacità molto autentica di trovare bellezza nelle piccole cose e questo la rende uno di quei personaggi che non hanno bisogno di grandi colpi di scena per arrivare al lettore, perché funzionano attraverso la loro interiorità.
Il romanzo affronta tanti temi come il peso delle radici familiari, il passare del tempo, la memoria, il desiderio di sentirsi completi, ma anche la cura, l’empatia e il rapporto con la storia. C’è inoltre una forte attenzione al contrasto tra passato e presente, tra ciò che rimane e ciò che cambia con alcuni passaggi che hanno quasi un tono contemplativo.
Lo stile è ricco di descrizioni e molto sensoriale. Raffaella Filosofi Petersen si sofferma spesso sui dettagli della quotidianità, sui sapori, sui suoni, sui colori, creando una lettura avvolgente e quasi cinematografica. In alcuni momenti ho avuto la sensazione che la storia rallentasse volutamente per lasciare spazio alle emozioni, ai pensieri e alle immagini, ed è in queste pieghe che il libro trova la sua identità più forte.
A sud del Vallo di Adriano è una lettura che consiglio a chi ama i romanzi che uniscono storia, introspezione e mistero familiare, e a chi cerca libri capaci di creare atmosfera e di lasciare addosso una sensazione precisa, più che inseguire semplicemente la trama, uno di quei romanzi che invitano a rallentare, ad osservare e a lasciarsi accompagnare pagina dopo pagina, come durante una lunga passeggiata in una città piena di storie da raccontare.
Titolo: A Sud del Vallo di Adriano
Autore: Raffaella Filosofi Petersen
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 256
Editore: Rosabianca Edizioni
