
Ho terminato ieri sera Vademecum per piccole carogne di Francesco Montori, e di questo romanzo si può parlare davvero moltissimo, nonostante sia un libro privo di una mole esagerata.
In questo romanzo l’autore costruisce una storia apparentemente semplice, ma profondamente efficace che ci permette di seguire Orazio Marchedini, un bidello di scuola elementare che vive una vita ordinata e ordinaria fatta di gesti minimi, silenzi e routine, finché non viene coinvolto in un’esperienza singolare. Un sabato notte qualsiasi, un estraneo gli propone un patto, ovvero nei giorni successivi dovrà assistere a una serie di “carognate”, atti di meschinità e cattiveria, compiuti da persone normali nei confronti di altre persone inconsapevoli, non atti di violenza eclatante o tragedia epica, ma piccoli gesti come indifferenza, ironia crudele, sfruttamento dell’occasione, che mostrano come anche il male più sottile possa lasciare ferite nelle vite altrui.
Cinque giorni di una sola settimana, cinque carognate, ognuna delle quali dimenticate la sera stessa ma tenute insieme da piccoli dettagli che ne rinnovano un accenno un finale che chiude un cerchio sugli eventi e sulla vita stessa, perfezionabile rispetto alla sensibilità e alle riflessioni di chi deciderà di intraprendere questa avventura letteraria.
Quello che sicuramente mi ha colpita di questo libro è la messa in scena di un male non palese, immediato, quasi una cattiveria “di scarto” che non ha bisogno di sangue o scena per ferire. Il romanzo quindi invita a domandarsi quanto spesso, nella vita di tutti i giorni, si diventi spettatori, e talvolta complici, delle piccole crudeltà che costellano le nostre relazioni umane. Il protagonista osserva questi gesti, si confronta con essi e alla fine è costretto a guardarsi dentro interrogandosi su diversi fronti ma soprattutto su se stesso, sul proprio riflesso.
Il tema centrale, la banalità del male, ricorda per certi versi l’urgenza morale di A Christmas Carol di Dickens, non c’è un fantasma delle stragi, ma fantasmi quotidiani che ci mostrano quanto l’indifferenza e la meschinità siano parti costruite della nostra società. In entrambi i casi, il viaggio del protagonista diventa un percorso di consapevolezza e di trasformazione interiore, anche se Francesco Montori lo raggiunge attraverso cinque microstorie piuttosto che grandi archi narrativi.
Lo stile di Montori è efficace ma frizzante, quasi minimale, con una prosa che si concentra sui dettagli delle azioni e sui moti interiori miscelando realismo quotidiano e un lieve tocco di surreale, dato dalla presenza dell’estraneo e dal “patto” che incatena Orazio a una sorta di pellegrinaggio morale.
L’autore sceglie di non giudicare apertamente i suoi personaggi, ma piuttosto di mostrarli mentre compiono o subiscono piccole cattiverie in quanto non c’è mai una condanna plateale, ma sempre una lente d’ingrandimento sugli effetti di quei gesti.
Personalmente, trovo che Vademecum per piccole carogne sia un libro ideale per chi ama le storie con una forte componente riflessiva, adatto a chi ricerca nei romanzi uno specchio della realtà piuttosto che un’evasione totale ma anche a chi ama storie in cui il quotidiano diventa terreno di ricerca esistenziale.
Francesco Montori Nasce a Bologna e si laurea in Lingue straniere. Vive in diversi Paesi, fra cui Francia, Polonia, Egitto e Siria. Dopo la crisi economica globale, ottiene un master in Germania e inizia a lavorare a progetti internazionali, in Africa, Medio Oriente e Caraibi. Vive tuttora in Olanda con la sua famiglia. Vademecum per piccole carogne è il suo secondo libro.
Titolo: Vademecum per piccole carogne
Autore: Francesco Montori
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 181
Editore: Bookabook
