
La prima cosa che mi ha incuriosita di Tartaria è stata proprio la premessa, quella di prendere una teoria complottista tanto assurda quanto affascinante e trasformarla nel punto di partenza di un thriller storico e ucronico.
La storia prende avvio da Luca Venturi, un giornalista abituato a smontare teorie complottiste e bufale. Quando gli viene affidato un articolo sulla Grande Tartaria, quella che per lui dovrebbe essere soltanto l’ennesima teoria da ridimensionare, qualcosa cambia, avviando un’indagine apparentemente semplice che lo porta poi a scoprire tracce sotterranee e testimonianze che sembrano mettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere.
Da Milano la vicenda si sposta attraverso diverse città europee, seguendo una fuga che diventa progressivamente una ricerca attraverso sotterranei, mappe, simboli, documenti e antiche strutture che si intrecciano costruendo una storia sempre più ampia, nella quale il passato sembra avere lasciato qualcosa in attesa di essere risvegliato.
A fare da contrappunto alla vicenda contemporanea c’è la storia di Ekaterina Voloshina, vissuta due secoli prima, ed è proprio la sua voce che permette di entrare nel cuore dell’antico impero e aggiunge alla narrazione una seconda dimensione, fatta di scienza, presagi e sentimenti. L’intreccio quindi tra queste due epoche, che lentamente finiscono per avvicinarsi, dà al romanzo valore aggiunto alzando l’asticella della curiosità.
Mi è piaciuto molto il modo in cui Filippo Marini utilizza la storia come terreno di gioco, poiché prende un’immaginaria verità alternativa e la trasforma nel motore di un’avventura; la componente storica diventa così la base sulla quale costruire qualcosa di fantastico, lasciando continuamente il lettore in quella zona di confine in cui ci si chiede dove finisca la realtà e dove inizi l’invenzione.
Questo il tipo di intreccio l’ho sempre molto e unisce alcuni dei miei autori preferiti, autori che creano una storia che parte da elementi che hanno un sapore reale e documentario, e li portano verso il mistero e il thriller. In Tartaria ci sono esplorazioni, fughe, antichi documenti, città europee e segreti sepolti, ma anche una componente fantastica che amplia progressivamente la storia fino a coinvolgere il destino stesso del pianeta.
Un altro aspetto che mi ha colpita è la cura riservata al libro come oggetto, in quanto è particolarmente curato e le immagini e i materiali presenti all’interno contribuiscono a creare l’atmosfera della storia.
La parte visiva accompagna quindi il lettore nel mondo costruito dall’autore. Anche attraverso mappe e approfondimenti sulla teoria da cui prende spunto il romanzo, che aggiungono un ulteriore livello di lettura permettendo di soffermarsi sulle suggestioni storiche alla base dell’opera.
La scrittura è scorrevole e ben costruita, soprattutto nei momenti in cui il romanzo deve alimentare la curiosità e spingere a voler capire cosa si nasconda dietro gli indizi disseminati nella storia. Il ritmo alterna l’avventura contemporanea alla vicenda di Ekaterina, creando due linee narrative destinate inevitabilmente a incontrarsi.
In più, c’è il lato sentimentale, che non è quello che mi ha conquistata maggiormente, ma che trova una sua funzione all’interno della storia. L’amore impossibile attraverso il tempo aggiunge infatti una dimensione più intima a una vicenda altrimenti dominata da misteri, complotti e catastrofi.
Tartaria è quindi una lettura che consiglierei soprattutto a chi ama i thriller che non si limitano all’indagine classica, ma utilizzano la storia, l’archeologia e le teorie misteriose per costruire mondi più grandi. È un romanzo che strizza l’occhio a quel filone alla Dan Brown o Glenn Cooper , dove antichi segreti, simboli e luoghi nascosti diventano gli indizi di qualcosa di molto più grande.
La cosa che ho trovato più interessante è proprio la capacità di Filippo Marini di prendere una teoria controversa e trasformarla non in un saggio o in una semplice celebrazione del complotto, ma nel punto di partenza per una storia di fantasia creando un thriller storico e ucronico che invita a seguire gli indizi, a lasciarsi incuriosire e, soprattutto, a giocare per qualche ora con l’idea che dietro ciò che conosciamo possa esistere una storia completamente diversa.
Dalla Bio di Amazon:
Benvenuto nella mia officina di storie.
Sono Filippo Marini e ho passato la vita a costruire ponti. Ponti fisici, fatti di rotte logistiche e magazzini. E ponti immaginari, fatti di parole, tra il nostro mondo e quelli che avrebbero potuto esistere.
Per anni, di giorno, ho insegnato a migliaia di persone come far funzionare la macchina complessa della logistica moderna. Di notte, ho costruito imperi dimenticati, ho dato voce a Custodi di antichi segreti e ho inseguito verità sepolte sotto le nostre città.
Il risultato? Due anime, una penna.
Se cerchi risposte pratiche, troverai i miei manuali di logistica: strumenti affilati per chi lavora nella supply chain, nel magazzino, nel trasporto. Sono testi nati dall’esperienza sul campo e dalla cattedra, pensati per essere usati, non solo letti.
Se cerchi avventure per la mente, troverai i miei romanzi. Thriller storici e ucronie che partono da una domanda scomoda: e se la Storia che conosciamo fosse solo una versione dei fatti? Da “L’Occhio della Terra” fino all’ultimo “Tartaria: Racconti da un impero dimenticato”, ti invito a scendere con me nei sotterranei della realtà, dove architetture impossibili e antichi misteri aspettano solo di essere risvegliati.
Vivo e lavoro a Trieste, città di confine e di vento, che mi ricorda ogni giorno che la verità sta spesso nel mezzo, o forse, da un’altra parte.
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Titolo: Tartaria. Racconti da un impero dimenticato
Autore: Filippo Marini
Formato: Copertina rigida
Pagine: 496
Editore: Self
