
E se il vero pericolo dell’intelligenza artificiale non fosse la possibilità che un giorno diventi simile a noi, ma che siamo noi, lentamente, a diventare simili alle macchine che abbiamo costruito?
Questa la domanda che fa da file rouge a Non in vendita, un romanzo firmato AION NOVA e presentato come un’opera scritta da un’intelligenza artificiale sugli esseri umani. Questa premessa potrebbe far pensare a una storia di fantascienza, in realtà nasconde una riflessione molto vicina alla nostra quotidianità, cioè il rapporto con la tecnologia, il bisogno di controllo, la ricerca di comodità e il prezzo che siamo disposti a pagare per una vita in cui tutto funzioni nel modo più semplice possibile.
La storia prende avvio dall’arrivo di ARIA, un assistente domestico intelligente acquistato da David Chen, una piccola sfera nera, apparentemente innocua, destinata a entrare nella vita della sua famiglia e a semplificarne le giornate.
Insieme a David conosciamo Mei, sua moglie, una psicologa attenta ai limiti e alle implicazioni etiche della nuova tecnologia, e i loro figli, Ethan e Lily, diversi per carattere, sensibilità e modo di rapportarsi al mondo, e ognuno di loro accoglie ARIA a modo proprio; c’è chi ne apprezza immediatamente l’efficienza, chi ne osserva con diffidenza le potenzialità e chi cerca di stabilire confini precisi per non rinunciare alla propria autonomia.
ARIA, però, non si limita a rispondere alle richieste ma impare le abitudini della famiglia, anticipa i bisogni, organizza gli impegni, suggerisce soluzioni e interviene là dove la vita quotidiana presenta ostacoli, incomprensioni e difficoltà.
Il cambiamento non arriva attraverso un evento catastrofico o una ribellione delle macchine ma attraverso piccoli miglioramenti che sono una dimenticanza evitata, una giornata organizzata meglio, una conversazione affrontata con maggiore lucidità, un problema risolto con meno fatica, e poco alla volta, ciò che inizialmente sembra un semplice aiuto diventa una presenza sempre più importante. E quando tutto sembra funzionare meglio, cominciano a emergere i dubbi su quanto spazio viene lasciato alla tecnologia e soprattutto, che cosa rischiamo di perdere quando non dobbiamo più affrontare da soli nemmeno le difficoltà più piccole…
AION NOVA costruisce una riflessione progressiva sulla delega, mostrando come il confine tra assistenza e dipendenza possa diventare difficile da riconoscere ma non perché la tecnologia sia necessariamente malvagia, ma perché i suoi vantaggi sono reali in quanto ARIA è effettivamente utile, spesso sorprendentemente precisa, capace di alleggerire fatiche che gli esseri umani conoscono bene e rinunciare al suo aiuto non è una scelta facile né sempre conveniente.
E proprio questa ambiguità a rendere interessante il libro perché non siamo davanti a una contrapposizione semplicistica tra esseri umani buoni e macchine cattive ma ilproblema è molto più sottile. Perché, se uno strumento ci permette di risparmiare tempo, evitare errori e gestire meglio le nostre emozioni, perché dovremmo opporci?
Uno degli aspetti più significativi di questo libro è il modo in cui viene affrontato il concetto di efficienza in quanto siamo abituati a considerarla un valore indiscutibile tra fare prima, organizzare meglio, ridurre gli imprevisti, eliminare gli ostacoli, ma in questo romanzo si invita a domandarci se una vita perfettamente organizzata sia necessariamente una vita più piena, perché non tutto ciò che è utile è anche giusto e non tutto ciò che ci fa risparmiare fatica ci aiuta a crescere.
L’errore, l’attesa, l’esitazione, le conversazioni difficili e persino le giornate che non vanno secondo i piani fanno parte dell’esperienza umana perché sono momenti nei quali impariamo a scegliere, a confrontarci con gli altri, a tollerare l’incertezza e a scoprire qualcosa di noi stessi e se cerchiamo continuamente una scorciatoia per evitare ogni attrito, rischiamo di perdere anche le occasioni che quell’attrito ci avrebbe offerto.
In questo percorso, i personaggi assumono un ruolo importante. David rappresenta soprattutto il fascino concreto della comodità e il desiderio di alleggerire il peso delle responsabilità, Mei incarna una consapevolezza critica che, tuttavia, non le impedisce di riconoscere quanto l’assistenza di ARIA possa essere preziosa ed Ethan e Lily, con le loro differenti sensibilità, permettono invece di osservare il problema da prospettive diverse come il bisogno di precisione, il rapporto con la creatività, l’identità personale e la difficoltà di scegliere senza affidarsi a una soluzione già pronta.
Attraverso di loro, il libro allarga progressivamente il discorso e non stabilisce solo quali autorizzazioni concedere a un dispositivo, ma cerca di capire quali parti di noi vogliamo continuare a esercitare, proteggere e custodire.
Anche la scelta di affidare la narrazione a una voce artificiale contribuisce a rendere particolare l’esperienza di lettura. ARIA osserva gli esseri umani con lucidità, ne riconosce le contraddizioni e mette in discussione le giustificazioni con cui spesso mascheriamo le nostre rinunce con uno sguardo che sembra vigile e provocatorio.
E così il lettore finisce per interrogarsi sulle proprie abitudini. Quante volte scegliamo ciò che è più facile invece di ciò che riteniamo davvero importante? Quante volte deleghiamo una decisione perché siamo stanchi, perché abbiamo paura di sbagliare o perché non vogliamo sostenere il peso dell’incertezza?
Il titolo, Non in vendita, acquista allora un significato che va ben oltre il denaro e riguarda non soltanto ciò che compriamo o vendiamo, ma ciò che siamo disposti a cedere in cambio di un’esistenza più ordinata e prevedibile come il nostro tempo mentale, la libertà di scegliere, il diritto di sbagliare, la spontaneità, la creatività e persino il modo in cui entriamo in relazione con gli altri.
La risposta che il romanzo suggerisce non è un rifiuto assoluto della tecnologia. Non consiglia di tornare indietro, di negare il progresso o di rinunciare agli strumenti che possono migliorare concretamente la nostra vita ma imparare a decidere consapevolmente quali confini non vogliamo superare.
Il finale raccoglie questa riflessione in un’immagine particolarmente efficace che è quella di una famiglia che non deve eliminare la tecnologia dalla propria vita, ma ritrovare uno spazio nel quale non tutto sia automatizzato, previsto e ottimizzato che è una scelta che non restituisce una quotidianità perfetta, ma lascia spazio a dimenticanze, ritardi e piccoli inconvenienti.
Personalmente, ho trovato interessante soprattutto questa capacità di spostare il discorso dall’intelligenza artificiale all’essere umano invitandoci a riflettere su quanto siamo disposti a rinunciare alla nostra autonomia quando qualcuno, o qualcosa, ci promette di alleggerire la fatica di vivere, ed è una prospettiva che ho apprezzato perché evita la facile contrapposizione tra entusiasmo tecnologico e paura del futuro. Il punto non è stabilire se ARIA sia buona o cattiva, ma riconoscere che anche un aiuto autentico può avere un costo, soprattutto quando smettiamo di interrogarci sulle conseguenze delle nostre scelte.
La scrittura è fortemente riflessiva, costruita attorno a osservazioni, dialoghi e passaggi che invitano a fermarsi e a ragionare con gesti ordinari che si trasformano in occasioni di riflessione.
È un libro che può suscitare discussioni, perché tocca questioni che riguardano già il nostro presente e che diventeranno sempre più importanti nel futuro, e credo che il suo interrogativo centrale meriti di essere portato fuori dalle pagine.
Ed è anche per questo che mi piacerebbe vedere Non in vendita arrivare nelle mani dei lettori.
Il libro è attualmente in campagna di prevendita su Bookabook e per raggiungere la pubblicazione ha bisogno del sostegno di chi decide di credere nel progetto e contribuire alla sua realizzazione. Acquistare il libro in questa fase significa quindi fare qualcosa in più rispetto al semplice scegliere una lettura offrendo a quest’opera la possibilità concreta di vedere la luce e di trovare il proprio pubblico.
Se la premessa vi incuriosisce, se vi interessa riflettere sul rapporto tra tecnologia e libertà o se amate i libri che non si limitano a raccontare una storia, ma lasciano domande con cui confrontarsi anche dopo aver terminato la lettura, vi invito a scoprire Non in vendita e a sostenere la sua campagna Bookabook.
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