
Ho letto …che Dio perdona a tutti di Pif con aspettative piuttosto alte, la trama infatti, sulla carta è davvero interessante.
Arturo, giovane palermitano appassionato di pasticceria, è un uomo che nella vita ha sempre scelto di “fingersi morto” pur di evitare problemi ma tutto cambia quando incontra Flora, pasticcera, con cui finalmente può condividere la sua passione e sentirsi capito.
Il punto di svolta arriva quando, quasi per caso, Arturo si ritrova a interpretare Gesù durante la Via Crucis di paese e da lì nasce un avvicinamento con Flora, profondamente credente, che culmina nell’inizio di una relazione. Proprio la religione però diventa presto un nodo centrale in quanto Flora gli rimprovera di vivere la fede solo per starle vicino, e Arturo decide quindi di “provare” a seguire il cristianesimo alla lettera per alcune settimane.
Ed è qui che il romanzo prende una piega che, personalmente, non ho apprezzato.
Mi aspettavo una storia più ironica, più leggera, capace di far riflettere con intelligenza e invece, dalla seconda metà in poi, ho provato soprattutto una sensazione di fastidio e di distacco perché le situazioni diventano sempre più paradossali, ma senza quell’ironia che dovrebbe sostenerle risultando così più forzate che brillanti.
Arturo poi è un personaggio che non sono riuscita a comprendere né a sostenere e più che empatia, mi ha trasmesso nervosismo. Anche il rapporto con Flora mi è sembrato costruito su basi poco credibili, dove la religione diventa un elemento quasi esasperato, più che un vero terreno di confronto.
Quello che mi ha deluso di più è l’assenza di una vera evoluzione, infatti mi aspettavo un percorso, magari anche spirituale, che portasse Arturo a una consapevolezza diversa e invece ho avuto la sensazione di un continuo “girare a vuoto”, fino a un epilogo che non riscatta il percorso ma si conclude con una morale banalotta.
Il romanzo è scritto abbastanza bene ma l’ho trovato moralista nel modo sbagliato perché sembra voler inserire delle “lezioncine” su religione, coscienza e anche politica, senza però riuscire davvero a lasciare qualcosa soprattutto poi affidando questo compito a un protagonista che sembra anche un personaggio non proprio “100”.
Paradossalmente, ho trovato molto più interessante la storia dell’amico Roberto, lì sì che ci sarebbe stato materiale per un romanzo più profondo e coinvolgente.
In definitiva la trovo un’idea molto bella sulla carta, ma sviluppata in modo debole perché non mi ha fatto riflettere come speravo, né divertire come pensavo quindi per me un 3 stelle stirato, e solo perché sono generosa.
Pierfrancesco Diliberto, noto come Pif (Palermo, 1972), è uno scrittore, regista e conduttore televisivo italiano. Dopo gli esordi come assistente alla regia, ha raggiunto la notorietà con il programma televisivo Il testimone, in cui racconta la realtà con uno sguardo ironico e diretto.
Come autore, Pif si distingue per uno stile semplice e accessibile, capace di affrontare temi complessi come la mafia, la memoria storica e l’impegno civile con leggerezza e intelligenza. Tra le sue opere più note ci sono La mafia uccide solo d’estate, da cui è stato tratto anche un libro, e …che Dio perdona a tutti.
Il suo lavoro si caratterizza per la capacità di unire narrazione personale e riflessione sociale, rendendo accessibili argomenti importanti a un pubblico ampio.
Titolo: … che Dio perdona a tutti
Autore: PIF
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 186
Editore: Feltrinelli Editore
