
Ambientato nel 1938, nel clima teso che precede l’inevitabile scoppio della guerra, Il carro di Dio segue l’archeologo-avventuriero Giulio Tani, un protagonista che sembra nato per muoversi tra archivi polverosi, stanze ministeriali e luoghi sperduti del Mediterraneo. La storia prende il via da un antico codice ritrovato in circostanze ambigue e da una serie di riferimenti a un misterioso “Carro” citato nei testi sacri, un enigma che risale alla visione del profeta Ezechiele. Da questo avvio, parte una sorta di caccia al tesoro che attraversa città europee, chiese, rovine e manoscritti medievali, mentre dietro le quinte si muovono potenze straniere e personaggi senza scrupoli, tutti interessati alla stessa verità per ragioni tutt’altro che innocenti. È una trama che non svela subito le sue carte, ma che mette fin dal principio il lettore nell’atmosfera giusta: intrighi politici, periodo storico affascinante, archeologia e suggestioni religiose, ma anche molto altro.
Il romanzo si sviluppa poi come un thriller storico-avventuroso nel senso più tradizionale e, allo stesso tempo, più godibile del termine. L’autore dimostra di conoscere bene la materia: alterna infatti scene d’azione con un buon ritmo, come inseguimenti, scontri, fughe improvvise, a momenti più lenti in cui i personaggi studiano testi, decifrano simboli, cercano collegamenti che spesso affondano nel Medioevo o più indietro ancora nel tempo. Questo equilibrio tra “muscoli e cervello” è uno dei punti forti del libro, perché evita che la narrazione si appiattisca e permette al lettore di respirare l’atmosfera dell’epoca, piena di tensioni politiche ma anche di scoperte affascinanti.
In questo viaggio prende anche nuova vita quello che nel romanzo viene chiamato il “Circolo Babilonia”, il vecchio gruppo di compagni di Tani: una piccola squadra di menti brillanti e spiriti avventurosi che torna a riunirsi dopo anni. È un dettaglio che aggiunge calore umano alla storia e regala quel gusto da “ritorno della vecchia banda” che rende l’avventura ancora più coinvolgente.
Giulio Tani è un protagonista che funziona: abbastanza cinico da sembrare vero, abbastanza competente da risultare credibile, e circondato da un gruppo di alleati che aggiunge colore e profondità senza mai però rubargli la scena. Le relazioni tra i personaggi sono trattate con naturalezza, senza forzature, e contribuiscono a rendere il viaggio ancora più piacevole. Buona infine anche la costruzione degli antagonisti, mai macchiette, ma figure che incarnano perfettamente lo spirito del tempo e la fame di potere che muove molte ricerche “alternative” degli anni ’30.
Lo stile è scorrevole, con descrizioni dei luoghi che riescono a evocare davvero l’odore della pietra antica, la luce filtrata delle cattedrali o il silenzio carico delle rovine. L’autore poi, non ha paura di concedersi qualche dettaglio storico in più, ma lo fa senza appesantire la lettura: anzi, sono proprio questi passaggi a dare quel sapore deciso che i lettori del genere apprezzano e che io amo profondamente da amante di thriller, Storia e avventure. Certo, il romanzo utilizza alcuni ingredienti classici del thriller archeologico, come l’eroe carismatico, il mistero sepolto nei secoli, la minaccia incombente di un potere ostile, ma lo fa con una cura e una passione che rendono il tutto piacevole e coinvolgente, originale e avvincente.
È facile, leggendo Il carro di Dio, pensare a Dan Brown, a Indiana Jones o a Glenn Cooper: non perché Guarnieri li imiti, ma perché si muove nello stesso territorio narrativo, fatto di enigmi nascosti nei testi, simboli religiosi che assumono significati inattesi e viaggi che mescolano storia, mito e avventura. Ecco perché chi ama questo tipo di storie potrà ritrovare qui tutti gli elementi che rendono queste letture così irresistibili.
In definitiva, il romanzo è una lettura solida, avvincente e ben costruita, perfetta per chi cerca un mistero da inseguire passo dopo passo, senza tempi morti e senza cadere nell’esagerazione gratuita, è una storia che si chiude bene, senza bisogno di seguiti obbligati, ma con quella leggera sensazione che, se un giorno Giulio Tani dovesse tornare per una nuova avventura, nessuno si dispiacerebbe (a me piacerebbe molto).
Roberto Guarnieri è un ingegnere civile, appassionato di fantascienza, fantasy, archeologia, esoterismo e civiltà perdute.
Ha pubblicato racconti in rivista (Altrisogni, Writers Magazine Italia, Urania, Robot) e in antologie per Delos, Edizioni Scudo, Sogni di Carmilla.
Per la casa editrice Delos Digital ha pubblicato 24 titoli: racconti nelle serie Chew-9, Robotica, Sherlockiana, Innsmouth, Ucronia, e i cicli di romanzi brevi Il Circolo Dell’Arca e Terra Incognita.
Suoi racconti sono stati pubblicati sulla rivista Urania (n.1581) e nei gialli Mondadori (antologia Sherlock Holmes, indagini fuori Londra).
Titolo: Il carro di Dio
Autore: Roberto Guarnieri
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 368
Editore: AltreVoci Edizioni
