
FLA 2025: un Festival che per noi ha il sapore di un ritorno a casa
Come recita un noto proverbio “Non c’è due senza tre”, e speriamo che ce ne possano essere molti e molti altri perché ci sono appuntamenti che, una volta vissuti, diventano parte del proprio calendario emotivo, e il FLA, il Festival di Libri e Altre Cose, è indubbiamente uno di questi (possiamo tranquillamente affermare che è quello che più di ogni altro evento è ormai radicato nel nostro cuore di lettori).
Siamo tornati a Pescara per la terza volta consecutiva ed è incredibile come ogni anno questa città riesca a stupirci sempre di più, superando sé stessa, riaccendendo, grazie al FLA, un legame strettissimo tra pubblico e cultura, tra storie e persone, tra curiosità e comunità.
Dal 6 al 9 novembre, Pescara è tornata a indossare il suo abito più luminoso, trasformandosi – ancora una volta – nella capitale italiana della cultura diffusa, divenendo il miglior terreno sul quale far camminare storie che si incontrano e si incrociano, dando vita a sensazioni potenti e di assoluta bellezza grazie ai circa 250 eventi di un programma che ha fatto vibrare la città dal mattino a sera per quattro giorni in cui in Abruzzo si è potuto assistere a un flusso continuo di parole, idee e, soprattutto, emozioni.

Il FLA non è “solo” un Festival letterario (lo abbiamo già detto che per noi è il più bello?) ma è un evento che con il proprio calendario e grazie ai suoi ospiti si pone come una vera e propria rete di cultura che pare quasi respirare in piena sincronia con i luoghi che lo ospitano; il FLA ha qualcosa che molti festival inseguono ma davvero pochi riescono a realizzare: quella prossimità vera, autentica, capace di cancellare le distanze tra chi racconta e chi ascolta, tra chi scrive e chi legge, senza porre nessuno su un piedistallo preferendo, invece, creare ponti. E sono proprio questi ponti, che noi abbiamo percorso con entusiasmo per tutti i quattro giorni, strutture dai quali nascono i dialoghi, dialoghi dai quali nasce cultura – quella vera, quella che cambia gli sguardi, quella che esci e ti senti un po’ diverso, un po’ più aperto, un po’ più vivo; e che a Festival terminato ti fa nascere la sensazione che il FLA ti manca fin dal primo minuto dopo la sua conclusione.
Quest’anno il parterre degli ospiti è stato, come sempre, vasto e prezioso: Roberto Saviano, Walter Siti, Francesco Piccolo, Stefano Nazzi, Cecilia Sala, Emilio Mola, Francesco Filippi, Cristina Comencini, Giada Messetti, Francesco Rutelli, Lorenza Gentile, tanto per citare solo alcuni dei nomi che hanno animato le giornate pescaresi. E poi un momento quasi necessario in un Festival che fa della Cultura (con la C maiuscola) e della conoscenza il proprio DNA: l’assegnazione del Premio FLA Metamer 2025 ad Amalia Ercoli Finzi, prima donna in Italia laureata in ingegneria aeronautica, luminosa testimone di dove possa arrivare la passione quando incontra la competenza e il coraggio, incarnazione di un esempio che va oltre i confini delle discipline in grado di toccare con sapienza e semplicità direttamente l’immaginazione delle nuove generazioni.

Come ogni anno restiamo sempre colpiti dalla straordinaria macchina organizzativa di questa altrettanto straordinaria “quattro giorni” di Cultura, una macchina in cui alloggia un vero e proprio tesoro rappresentato dalle centinaia di volontari che permettono al FLA di avere quell’anima umana e accogliente che si respira solo qui, testimoni che la Cultura è qualcosa di vivo e tangibile, capace di generare energie vivissime e contagiose.
E poi, c’ è Pescara che è sempre sorprendente con il suo pubblico eterogeneo e variegato (ci sono appuntamenti dedicati anche ai più piccoli!) fatto di giovani e meno giovani, famiglie, curiosi e habituè, un vero e proprio mosaico di persone che rendono il FLA ancora più unico.
La nostra terza partecipazione al FLA l’abbiamo vissuta come un vero ritorno a casa, con una sensazione dolce e potente di ritrovare persone straordinarie e qualcosa che si ama, un luogo dove si vivono esperienze che in nessun altro luogo si possono vivere, fatte dell’attenzione del pubblico durante le conversazioni più complesse, dalle risate condivise nei reading più leggeri o dall’emozione sottile che si crea quando un autore racconta qualcosa che non aveva mai detto così, proprio così, davanti a te.

Il FLA non è un Festival che si frequenta, è il Festival, il Festival che si vive e che ti attraversa. Il FLA ha la capacità fondamentale di ricordarci che nella complessità del mondo le storie, e il modo in cui vengono raccontate, restano sempre la bussola più affidabile, ricordandoci anche che il mondo può essere guardato da più angolazioni, e che ognuna di esse può insegnarci qualcosa.
Abbiamo lasciato Pescara da un paio di settimane – il tempo giusto per riassumere le idee e far sedimentare le bellissime sensazioni che speriamo di essere riusciti a trasmettervi attraverso queste righe, magari facendo nascere in voi, che amate i libri, le storie e le idee, la voglia, prima o poi, di vivere il FLA, con la consapevolezza che una volta entrati in contatto con tanta bellezza, si crea una dipendenza di una dolcezza prepotente e irrinunciabile.

