
Fragili confini di Roberto Pennella è un romanzo che parte da Milano, in un’estate qualunque e, nel giro di poche pagine, ci trascina lontanissimo, in una Mongolia dura e sconfinata che diventa lo specchio perfetto per le crepe interiori dei suoi protagonisti. Infatti, al centro della storia c’è Flavio, un video-reporter che sta attraversando un momento buio; il lavoro non è più quello di un tempo, la fiducia in sé stesso vacilla e il rischio di perdere la custodia del figlio gli pesa addosso come una condanna. Quando gli viene proposto di documentare il Mongol Derby, una delle corse a cavallo più estreme al mondo con mille chilometri di steppe e silenzi, Flavio afferra l’occasione: è infatti il suo modo, forse maldestro, di dimostrare che vale ancora qualcosa, almeno a sé stesso.
Durante il viaggio incontra Adriano, un consulente con un passato che non ha mai davvero affrontato.
I due uomini non potrebbero essere più diversi, eppure si ritrovano a condividere la stessa necessità di fuga. Ed è qui, nella fatica della corsa, tra tempeste di sabbia, notti gelide e cavalli indomabili, che nasce un legame che più che amicizia è un patto tacito, quello di provare a restare in piedi, anche quando sarebbe più facile cedere.
La gara, raccontata con un ritmo che alterna immagini vivide e pause più intime, non è mai solo un evento sportivo, ma diventa piuttosto una lunga metafora del tentativo di rimettere insieme i pezzi, di dare un nome alle proprie paure e forse, alla fine, di trovare un modo per perdonarsi.
Roberto Pennella ha uno stile sobrio, che non cerca il virtuosismo ma lascia parlare i gesti, la terra, il freddo, la fatica, un modo di scrivere questo, che permette ai personaggi di respirare, di mostrarsi per quello che sono, ovvero uomini imperfetti, fragili, spesso più spaventati che coraggiosi.
Non tutto è imprevedibile, in certi passaggi si riconosce la struttura classica del viaggio di redenzione, ma il romanzo funziona proprio perché non finge sorprese sensazionali preferendo la sincerità, e l’autenticità.
L’autore non forza la mano, non cerca la frase che stupisce ma si limita a seguire Flavio e Adriano passo dopo passo, lasciando che siano loro, con le loro esitazioni e i loro silenzi, a raccontare ciò che conta davvero.
Quando si giunge all’ultima pagina, non si ha la sensazione di aver letto un romanzo d’avventura, né una semplice storia di crescita personale ma piuttosto si percepisce di aver attraversato una terra che cambia mentre cambiano i personaggi, giungendo alla conclusione che i “confini” del titolo non sono solo geografici, ma sono quelli che ci tracciamo addosso quando non abbiamo il coraggio di guardare in faccia ciò che ci ferisce.
Roberto Pennella, con questo esordio, dimostra che a volte basta una storia semplice, onesta e piena di respiro per farci sentire quanto siamo tutti, in fondo, più simili di quanto pensiamo e che forse per salvare noi stessi abbiamo solo bisogno di guardare le crepe che ci hanno segnati per poterle valorizzare una volta “curate”.
Roberto Pennella è nato a Milano nel 1979, vive con la sua famiglia a Como. Ingegnere delle Telecomunicazioni, attualmente è manager in un grande gruppo bancario. Questo è il suo primo romanzo.
Titolo: Fragili confini
Autore: Roberto Pennella
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 240
Editore: I libri di Icaro
