
Che cosa si può dire ancora della serie di Antonio Manzini dedicata a Rocco Schiavone che non sia già stato scritto? Forse solo ribadire l’ovvio: è una delle saghe poliziesche italiane più solide, più amate e più capaci di migliorarsi di capitolo in capitolo. Nata quasi in sordina, oggi è una garanzia assoluta nelle letture di genere, grazie alla scrittura precisa, coinvolgente e umanissima del suo autore, che riesce ogni volta a intrecciare indagini sempre più articolate con un affetto crescente verso i personaggi.
In Sotto mentite spoglie troviamo un’inchiesta che parte con un tono quasi beffardo: una rapina in banca che, più che minacciare, sembra prendere in giro Schiavone, facendolo sentire un uomo ormai non più così scaltro. Siamo ad Aosta, è quasi Natale, fa freddo, il cielo è basso, la neve incombe. Ed è in questo clima teso e sospeso che un ritrovamento del tutto casuale, un cadavere sul fondo di un lago ghiacciato , spalanca la porta alla vera indagine del romanzo ponendo al centro caso intricato da risolvere, fitto di personaggi e di vicende che si intrecciano come una matassa difficile da districare, ma che Schiavone e la sua squadra, come sempre, riescono a portare a una soluzione tanto razionale quanto impeccabile nei dettagli.
Qui emerge ancora una volta uno degli aspetti più affascinanti della serie ovvero l’evoluzione costante di Rocco Schiavone. Dopo che nei capitoli precedenti molti personaggi della squadra hanno avuto i loro momenti di crescita personale, in questo romanzo tocca a lui. Schiavone infatti appare vulnerabile, prigioniero del suo dolore, incapace di svestire i panni della sofferenza per aprirsi a nuovi sentimenti. Marina, la moglie morta, non gli parla più, è un’assenza che pesa, che lo disorienta, che lo rende quasi spaesato, ma è anche una fragilità che sorprende, perché arriva da un uomo che abbiamo sempre visto burbero, deciso, spigoloso. Eppure proprio questa crepa lo rende più umano, più vicino, più vero.
Non è un caso che il titolo Sotto mentite spoglie si rispecchi tanto nell’indagine quanto nella vita emotiva di Rocco, infatti ciò che è nascosto, ciò che non si dice, ciò che si finge di non vedere è al centro del romanzo, nel caso come nell’anima del suo protagonista.
A sostenere Schiavone c’è la sua doppia famiglia, gli amici di Roma e la squadra di Aosta, che in questo capitolo confluiscono in una sorta di alleanza affettiva e operativa.
È una squadra che all’apparenza può sembrare raffazzonata, ma che invece è solida, affiatata e capace di risultati sorprendenti.
In fondo, è la vera ancora di Rocco, quella che, forse anche nei capitoli futuri, gli permetterà di tenere insieme passato e presente, e magari di aprire davvero la porta a un futuro nuovo.
Manzini, come sempre, scrive con una naturalezza che conquista, i dialoghi sono vivi, i personaggi talmente ben delineati da sembrarci amici di lunga data, e l’atmosfera di Aosta continua a essere un personaggio essa stessa; è una città che, libro dopo libro, abbiamo fatto nostra, un luogo che sentiamo casa esattamente come ormai la sente Rocco.
Ed è per questo che, chiusa l’ultima pagina, non possiamo fare altro che desiderare di tornarci il prima possibile in questo mondo, perché i romanzi di Manzini non bastano mai, sono intricate indagini, colpi di scena, emozioni trattenute e liberate, e soprattutto c’è il piacere di ritrovare una storia che continua a essere, senza eccezioni, una promessa mantenuta.
Titolo: Sotto mentite spoglie
Autore: Antonio Manzini
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 546
Editore: Sellerio
