
Allan Karlsson, il giorno del suo centesimo compleanno, fugge dalla casa di riposo e, quasi per caso, si ritrova con una valigia piena di soldi rubata a una banda criminale. Da quel momento ha inizio una fuga surreale, costellata di peripezie improbabili e nuove amicizie incontrate lungo il cammino.
Mentre Allan e i suoi compagni cercano di far perdere le proprie tracce, vengono braccati dai malintenzionati a cui apparteneva la valigia, parallelamente, la narrazione ripercorre la vita di Allan, che attraversa tutto il Novecento tra avventure rocambolesche.
Il suo percorso si intreccia con eventi storici cruciali e incontri inattesi con personaggi realmente esistiti.
Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve è un romanzo che custodisce al suo interno una storia molto bella, costruita su una struttura che potremmo definire “biforcuta”.
Da una parte c’è il presente con una fuga rocambolesca e avventurosa, fatta di peripezie improbabili, corse contro il tempo, cattivi che inseguono i buoni, amicizie nate per caso e un’assurdità costante che sfiora spesso il grottesco.
Dall’altra parte c’è il passato di Allan Karlsson, ed è qui che il romanzo mostra forse il suo potenziale più interessante, raccontando una vita che attraversa il Novecento, incrociando eventi storici cruciali e figure emblematiche, raccontata con l’idea brillante di far passare la Storia attraverso lo sguardo disincantato di un uomo qualunque, capitato ovunque quasi per caso.
Il problema, però, non sta nella storia ma sta, a mio avviso, nel modo in cui viene raccontata.
Lo stile scelto da Jonasson è, secondo me, il vero punto debole del romanzo, una narrazione estremamente piatta, monotona, quasi completamente priva di dialoghi, affidata a una voce che racconta tutto “da fuori”, in modo continuo e uniforme. Una sorta di tono fiabesco-cronachistico che, invece di alleggerire, finisce per schiacciare il ritmo.
La sensazione è quella di leggere un racconto riportato “paro paro”, come un lungo tema scolastico: corretto, ordinato, ma privo di respiro. Questo rende la lettura claustrofobica, rallenta l’andamento e spegne proprio quelle parti che, per contenuto, dovrebbero essere le più vivaci, ed è un peccato, perché la curiosità per l’evoluzione della storia resta sempre viva, ma viene continuamente frenata dalla scrittura. Personalmente mi sono trovata più volte a leggere poche pagine per poi sentire la noia prendere il sopravvento, non per mancanza di interesse verso la trama, ma per la difficoltà di sopportare la scrittura.
Ho avuto spesso l’impressione che questa stessa storia, raccontata da un’altra penna, più avvezza al racconto romanzato, ai dialoghi, al ritmo narrativo, avrebbe potuto avere un coinvolgimento molto più alto.
È indubbiamente una storia promettente, interessante, ben costruita nella sua alternanza tra presente e passato, ricca di idee e spunti brillanti, ma che, almeno per me, viene penalizzata da una scelta stilistica che non funziona e che finisce per allontanare invece di accompagnare il lettore.
Jonas Jonasson vive a Ponte Tresa, nel Canton Ticino.
Giornalista e consulente media, ha pubblicato a quasi cinquant’anni il suo primo romanzo, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (Bompiani 2011), ai primi posti delle classifiche di vendita in Svezia per oltre un anno, e tradotto in oltre trenta paesi. È stato “Miglior libro dell’anno 2009” in Svezia; premiato dai librai svedesi con lo Swedish Book Seller Award 2009 (lo stesso che fu di Stieg Larsson) e vincitore dello Swedish Audio Prize 2009. Dal romanzo è nato un film con un cast internazionale.
Tra le altre pubblicazioni si ricorda: L’analfabeta che sapeva contare (Bompiani, 2014), L’ assassino, il prete, il portiere (Bompiani, 2017), Il centenario che voleva salvare il mondo (La Nave di Teseo, 2019), Dolce è la vendetta SpA (La Nave di Teseo, 2021) e Tre amici quasi geniali verso la fine del mondo (La Nave di Teseo, 2023).
Titolo: Il centenario che scappò dalla finestra e scomparve
Autore: Jonas Jonasson
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 446
Editore: Bompiani
