
Sto apprezzando sempre di più i romanzi distopici che, attraverso una trama avvincente e fantasiosa, ci raccontano dei pericoli e delle difficoltà coniugabili con la nostra realtà e il nostro tempo.
“Homo finis” è esattamente questo, un romanzo distopico che ci catapulta in un futuro logorato, dove il tempo sembra aver perso equilibrio, e lo fa attraverso una storia che si svolge in una metropoli segnata da catastrofi naturali e da un sistema economico al collasso, in cui le nuove generazioni sono quasi scomparse mentre una classe di anziani ultracentenari continua a vivere grazie ai progressi della scienza.
In questo scenario nasce quindi un conflitto radicale tra chi resta e chi non dovrebbe più esserci.
Il nostro protagonista si chiama Zeno ed è un giovane che, dopo la morte della nonna per mano di un’organizzazione clandestina chiamata Ultima Gloria, intraprende un percorso che è sia vendetta ma anche ricerca personale e discesa nel proprio animo lacerato. L’organizzazione cosa fa nel concreto? Elimina sistematicamente gli anziani per riequilibrare la società, questo inizialmente appare come un atto terroristico ma presto si rivela per qualcosa di più ambiguo e sinistro.
Il romanzo di Enrico Calabrese è un thriller distopico, caratterizzato da una progressione narrativa che alterna tensione e introspezione perché, da una parte abbiamo l’indagine e l’infiltrazione, dall’altra un lento slittamento morale del protagonista, che finisce per mettere in discussione non solo il sistema, ma anche se stesso.
Quindi quello che emerge è un mondo immobile, quasi narcotizzato, dove l’apatia è diventata una condizione esistenziale collettiva, ed è qui che il titolo Homo finis acquista senso in quanto, non solo “uomo alla fine”, ma uomo svuotato, arrivato a un limite che è anche etico, emotivo e umano; in questo senso, la copertina è perfetta perchè ha quella figura chiusa su sé stessa, contratta che sembra incarnare esattamente questa condizione di isolamento e implosione.
Mi ha colpito molto il modo in cui il romanzo usa una trama simile al thriller per parlare, in realtà, di qualcosa di molto più profondo, facendo in modo che, alla fine, resti sì la storia ma soprattutto la sensazione costante di disagio, di instabilità morale, di ciò che l’autore scrive tra le righe che parla ad ognuno di noi.
Zeno è un protagonista interessante proprio perché non è mai davvero statico perché cambia, si contraddice, scivola, e questa sua ambiguità è magnetica, perché riflette perfettamente il mondo in cui si muove, senza divisioni nette tra giusto e sbagliato, ma attraverso tante zone grigie che mano a mano si estendono.
Anche il tema generazionale è trattato in modo piuttosto radicale senza essere solamente uno sfondo, ma diventando una provocazione, costringendo noi lettori a chiederci fin dove si può spingere una società nel tentativo di sopravvivere.
La scrittura di Enrico Calabrese è diretta, senza troppi fronzoli, e questo secondo me aiuta a mantenere il ritmo e la tensione alternandoli a momenti più riflessivi, che rallentano la lettura chiedendoci di riflettere.
“Homo finis” quindi, è un romanzo che parte come distopico e finisce per diventare qualcosa di più inquieto e filosofico attraverso il tema della fine come fine delle generazioni, fine delle certezze, fine dell’identità, ed è un libro che, come altri del genere, ci lascia con molte domande e riflessioni da affrontare nel tempo.
Enrico Calabrese, nato nel 1992, è un giornalista e analista alla sua prima pubblicazione con Homo Finis, un romanzo distopico che esplora l’intreccio tra cambiamento climatico, calo demografico ed evoluzione tecnologica, temi che da anni osserva e indaga nel suo lavoro.
Dopo la sua infanzia passata a Corsano, piccolo paese del basso Salento, ha studiato e lavorato tra Lecce, Pescara, Bologna, Milano e Torino, esperienze che hanno alimentato la sua visione narrativa.
Dal 2019 lavora come analista per una delle principali multinazionali dei servizi professionali, dove approfondisce le dinamiche economiche, le trasformazioni industriali e i megatrend tecnologici.
Parallelamente, dal 2021, collabora con «Il Sole 24 Ore», occupandosi di inchieste su demografia, ambiente e tecnologia. Ha scritto anche per «Wired Italia» e per diverse altre testate e riviste online, mantenendo sempre un approccio pilotato dai dati, dalla ricerca e dall’osservazione critica dei fenomeni globali, tutti fattori che hanno contribuito alla sua attenzione per l’impatto umano dei grandi cambiamenti contemporanei.
Titolo: Homo Finis
Autore: Enrico Calabrese
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 217
Editore: Capponi Editore
